Alla scoperta della Vela Latina: Storia e Tecniche
- Vincenzo78
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Alla scoperta della Vela Latina: Storia e Tecniche
Saluti a tutti gli appassionati di vela e amanti del mare! Come promesso, apro questo 3d sulla vela latina. In questo primo post,diciamo di "introduzione", vorrei descrivere gli argomenti che mano mano andremo a descrivere nel dettaglio, in base anche ad eventuali domande,che spero, verranno poste durante la discussione. Esploreremo la storia affascinante della vela latina e alcune delle tecniche cruciali che ne fanno un'arte marinara unica.
Storia della Vela Latina:
La vela latina ha origini antiche, probabilmente risalenti all'Antico Egitto o al Levante. Diffusasi ampiamente nel Mediterraneo tra i Fenici, i Greci e i Romani, questa vela trapezoidale ha giocato un ruolo fondamentale nella navigazione della regione. Esploreremo le sue origini, la sua evoluzione nel corso dei secoli e il suo impatto sulla cultura marittima.
Caratteristiche distintive:
Discuteremo delle caratteristiche peculiari della vela latina, come la sua forma trapezoidale e il posizionamento su un albero inclinato. Analizzeremo come tali caratteristiche contribuiscano alla manovrabilità delle imbarcazioni, consentendo la navigazione efficace anche contro il vento.
Tecniche di Vela Latina:
Navigazione contro il vento: Approfondiremo le tecniche utilizzate per navigare in modo efficiente contro il vento, sfruttando la peculiarità della vela latina, anche in fase di progettazione.
Manovre di base: Esploreremo le manovre di base, focalizzandoci su come la vela latina influenzi tali operazioni.
Manutenzione e cura: Condivideremo consigli pratici sulla manutenzione della vela latina, inclusi suggerimenti per la conservazione e le riparazioni.
Conservazione e Promozione:
Rifletteremo sull'importanza di preservare questo patrimonio culturale e sulle iniziative attuali volte a promuovere la vela latina, inclusi eventi e regate dedicate.
Vorrei anche incoraggiare la condivisione di esperienze personali, racconti di navigazioni con vela latina, e stimoliamo la discussione su come possiamo contribuire a preservare questa antica tradizione.
Sperando di fare cosa gradita a tutti!
Storia della Vela Latina:
La vela latina ha origini antiche, probabilmente risalenti all'Antico Egitto o al Levante. Diffusasi ampiamente nel Mediterraneo tra i Fenici, i Greci e i Romani, questa vela trapezoidale ha giocato un ruolo fondamentale nella navigazione della regione. Esploreremo le sue origini, la sua evoluzione nel corso dei secoli e il suo impatto sulla cultura marittima.
Caratteristiche distintive:
Discuteremo delle caratteristiche peculiari della vela latina, come la sua forma trapezoidale e il posizionamento su un albero inclinato. Analizzeremo come tali caratteristiche contribuiscano alla manovrabilità delle imbarcazioni, consentendo la navigazione efficace anche contro il vento.
Tecniche di Vela Latina:
Navigazione contro il vento: Approfondiremo le tecniche utilizzate per navigare in modo efficiente contro il vento, sfruttando la peculiarità della vela latina, anche in fase di progettazione.
Manovre di base: Esploreremo le manovre di base, focalizzandoci su come la vela latina influenzi tali operazioni.
Manutenzione e cura: Condivideremo consigli pratici sulla manutenzione della vela latina, inclusi suggerimenti per la conservazione e le riparazioni.
Conservazione e Promozione:
Rifletteremo sull'importanza di preservare questo patrimonio culturale e sulle iniziative attuali volte a promuovere la vela latina, inclusi eventi e regate dedicate.
Vorrei anche incoraggiare la condivisione di esperienze personali, racconti di navigazioni con vela latina, e stimoliamo la discussione su come possiamo contribuire a preservare questa antica tradizione.
Sperando di fare cosa gradita a tutti!
La Bottega del Gozzo di V.Aprea
- Vincenzo78
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- Vincenzo78
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Re: Alla scoperta della Vela Latina: Storia e Tecniche
Mi fa piacere la tua approvazione ed il tuo apprezzamento! In questi giorni inizierò a descrivere un pò la storia dettagliatamente..
Nel frattempo, auguro a tutti, una buona fine ed un felice e sereno Anno Nuovo!!

Nel frattempo, auguro a tutti, una buona fine ed un felice e sereno Anno Nuovo!!
La Bottega del Gozzo di V.Aprea
- Vincenzo78
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Re: Alla scoperta della Vela Latina: Storia e Tecniche
Iniziamo con un poò di storia:
L’ introduzione della vela è l’ evento più importante verificatosi nel corso della storia dell’ arte marinaresca in un arco di tempo che può valutarsi intorno ai 6000 anni.
È ragionevole supporre che, ad alleviare la fatica della pagaia, l’ uomo dei primi tempi abbia ricercato l’ ausilio di un ramo frondoso da alzare quando il vento spirava nella direzione desiderata.
Dalla vela quadra alla vela latina:
Che la vela sia nata quadra è dimostrato dalle numerose raffigurazioni e immagini pervenuteci dal passato remoto. La forma è naturale perché determinata dalle pezze di tessuto fornite dai telai.
La vela quadra ha dominato in tutto il Mediterraneo dall’ Egitto alla Fenicia, dalla Grecia all’ impero Romano, e non è del tutto scomparsa. Esistono interessanti sopravvivenze su certe imbarcazioni di zone isolate, come il “comball” e la “gondola” del Lago di Como,è noto che la vela quadra porta bene con i venti di poppa, ma già gli antichi navigatori hanno sentito la necessità di disporre di una vela che si prestasse a sfruttare anche i venti provenienti dai settori prodieri. La flotta del grano di Roma, cui era affidato il fondamentale compito di rifornire l’ Urbe, andava verso l’ Egitto, principale fonte granaria, con venti favorevoli di poppa, ma doveva tornare con venti contrari, e ciò creava problemi in termini di tempo di percorrenza influenzati dall’ andamento delle stagioni.
La soluzione veniva trovata molto prima di quanto comunemente si creda ma limitatamente alle navi minori con l’ adozione della vela detta “latina”, cioè “alla trina” o “trinata”. oppure con la vela a tarchia, mentre sulle navi più grandi continua a predominare la quadra per molto tempo ancora.
Ma come sono avvenuti i mutamenti e attraverso quali passaggi o accorgimenti? L’ interrogativo non ha ancora risposta e il problema è tutt’ora oggetto di studio, anche perché i tipi delle vele sono molteplici.
Va notato che già la vela quadra veniva orientata angolarmente in bolina con l’ aiuto di una manovra corrente tesata su di un alberetto o pertica alzata a proravia, come documentato da cert immagini d'epoca,Il processo di auricizzazione della vela e lungo e non univoco.
La prima spinta determinante dovrebbe esser stata data dal fatto che son venuti meno, ad un certo momento, gli equipaggi numerosi e a basso costo. Si cominciò probabilmente con l’ inclinare il pennone in modo da presentare al vento un bordo d’ attacco più rigido.
La traccia fin qui seguita non può essere, evidentemente completa. È sicuramente suscettibile di correzioni e di più approfondite valutazioni, che in seguito vedremo, analizzando poi l'adozione della vela latina nelle varie marinerie italiane, gli usi e le tradizioni e le varie tecniche.
In sede di prima approssimazione si può ragionevolmente dire:
1. la vela quadra si è prestata alle andature di bolina, con vento moderato e bassa angolazione, fin dall’ antichità classica
2. le modifiche stabili hanno interessato dapprima non la geometria della vela ma taluni elementi dell’ attrezzatura quali la trozza (“calcesium”) o la piegatura in avanti della testa dell’ albero
3. primo concreto passo verso l’ auricizzazione è stato determinato dalla riduzione temporanea della vela quadra in superficie triangolare per rispondere a determinate esigenze limitate nel tempo
4. la superficie triangolare o romboidale permanente appare in epoche lontane ma si generalizza soltanto a partire dall’ epoca bizantina
5. la vela latina genera in talune aree, ad esempio nell’Alto Adriatico, la vela al terzo come risultato di tendenze manifestatesi o in forma autonoma o a seguito di influenze esterne
6. la vela al terzo, nelle varie sue forme, cede alla vela aurica in epoca recente, quando la vela è già avviata verso la fine come strumento di lavoro.
L’ introduzione della vela è l’ evento più importante verificatosi nel corso della storia dell’ arte marinaresca in un arco di tempo che può valutarsi intorno ai 6000 anni.
È ragionevole supporre che, ad alleviare la fatica della pagaia, l’ uomo dei primi tempi abbia ricercato l’ ausilio di un ramo frondoso da alzare quando il vento spirava nella direzione desiderata.
Dalla vela quadra alla vela latina:
Che la vela sia nata quadra è dimostrato dalle numerose raffigurazioni e immagini pervenuteci dal passato remoto. La forma è naturale perché determinata dalle pezze di tessuto fornite dai telai.
La vela quadra ha dominato in tutto il Mediterraneo dall’ Egitto alla Fenicia, dalla Grecia all’ impero Romano, e non è del tutto scomparsa. Esistono interessanti sopravvivenze su certe imbarcazioni di zone isolate, come il “comball” e la “gondola” del Lago di Como,è noto che la vela quadra porta bene con i venti di poppa, ma già gli antichi navigatori hanno sentito la necessità di disporre di una vela che si prestasse a sfruttare anche i venti provenienti dai settori prodieri. La flotta del grano di Roma, cui era affidato il fondamentale compito di rifornire l’ Urbe, andava verso l’ Egitto, principale fonte granaria, con venti favorevoli di poppa, ma doveva tornare con venti contrari, e ciò creava problemi in termini di tempo di percorrenza influenzati dall’ andamento delle stagioni.
La soluzione veniva trovata molto prima di quanto comunemente si creda ma limitatamente alle navi minori con l’ adozione della vela detta “latina”, cioè “alla trina” o “trinata”. oppure con la vela a tarchia, mentre sulle navi più grandi continua a predominare la quadra per molto tempo ancora.
Ma come sono avvenuti i mutamenti e attraverso quali passaggi o accorgimenti? L’ interrogativo non ha ancora risposta e il problema è tutt’ora oggetto di studio, anche perché i tipi delle vele sono molteplici.
Va notato che già la vela quadra veniva orientata angolarmente in bolina con l’ aiuto di una manovra corrente tesata su di un alberetto o pertica alzata a proravia, come documentato da cert immagini d'epoca,Il processo di auricizzazione della vela e lungo e non univoco.
La prima spinta determinante dovrebbe esser stata data dal fatto che son venuti meno, ad un certo momento, gli equipaggi numerosi e a basso costo. Si cominciò probabilmente con l’ inclinare il pennone in modo da presentare al vento un bordo d’ attacco più rigido.
La traccia fin qui seguita non può essere, evidentemente completa. È sicuramente suscettibile di correzioni e di più approfondite valutazioni, che in seguito vedremo, analizzando poi l'adozione della vela latina nelle varie marinerie italiane, gli usi e le tradizioni e le varie tecniche.
In sede di prima approssimazione si può ragionevolmente dire:
1. la vela quadra si è prestata alle andature di bolina, con vento moderato e bassa angolazione, fin dall’ antichità classica
2. le modifiche stabili hanno interessato dapprima non la geometria della vela ma taluni elementi dell’ attrezzatura quali la trozza (“calcesium”) o la piegatura in avanti della testa dell’ albero
3. primo concreto passo verso l’ auricizzazione è stato determinato dalla riduzione temporanea della vela quadra in superficie triangolare per rispondere a determinate esigenze limitate nel tempo
4. la superficie triangolare o romboidale permanente appare in epoche lontane ma si generalizza soltanto a partire dall’ epoca bizantina
5. la vela latina genera in talune aree, ad esempio nell’Alto Adriatico, la vela al terzo come risultato di tendenze manifestatesi o in forma autonoma o a seguito di influenze esterne
6. la vela al terzo, nelle varie sue forme, cede alla vela aurica in epoca recente, quando la vela è già avviata verso la fine come strumento di lavoro.
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Re: Alla scoperta della Vela Latina: Storia e Tecniche
Salve a tutti ed ancora auguri di buon Anno Nuovo!
Oggi vorrei continuare un pò su questo argomento, descrivendo, sui generis, le varie componenti dell'armo latino e le principali manovre (fisse e volanti) che poi andremo ad analizzare in seguito nel dettaglio.
Come abbiamo detto, la vela latina o "alla trina", ovvero a forma triangolare, nasce dall'esigenza dei marinai dell'epoca di poter "stringere il vento", ovvero rendere possibili le andature della barca con vento contrario, cosa che risultava impossibile con l'impiego delle vele quadre, e se in un primo momento la difficoltà a “risalire” il vento, come si dice comunemente, fu risolto almeno parzialmente con l’uso dei remi e dei rematori, veramente a buon mercato perché si trattava essenzialmente di schiavi e prigionieri che venivano addirittura incatenati ai remi, non è però una vera soluzione del problema di andare contro vento. Usare i remi significava semplicemente rinunciare ad andare a vela.
Gli antichi marinai si accorsero che, per stringere il vento, dovevano orientare la vela “di taglio” rispetto ad esso. Essi però si accorsero pure che, così facendo, solo la parte centrale della vela lavorava bene, mentre i lembi del quadrato rimanevano inoperosi ed anzi cominciavano a svolazzare con grave danno per l’andatura della barca. La soluzione intuitiva fu quella di tagliare i lembi dannosi, ottenendo prima una vela trapezoidale, poi una vela triangolare. Era nata così la vela latina, il cui nome, secondo la corrente di pensiero più diffusa, non ne indica la provenienza dai lidi di Roma, ma piuttosto la forma “trina”,cioè triangolare.
Armamento
L’armamento di una barca a vela (e quindi anche della vela latina) è l’insieme degli strumenti che consentono all’imbarcazione di sfruttare il vento per navigare. Esso è costituito da quattro classi di oggetti, che si definiscono alberatura, vele, manovre fisse e manovre correnti.
Alberatura
Gli elementi dell’alberatura per la vela latina sono essenzialmente tre: l’albero, il bompresso (o spigone) e l’antenna.
L’albero serve a sostenere, cioè a drizzare le vele. Sia la randa che il fiocco possono essere issate o messe a riva,tramitr due cime dette "drizze" inferite in altrettanti due bozzelli ( o due pulegge "incastrate") in testa d'albero. Da notare che l’albero è tenuto fermo dalla scassa, da un apposito foro praticato in coperta e da un gruppo di manovre fisse e correnti dette complessivamente sartie, che analizzeremo poi nel dettaglio in seguito.
Il bompresso ( o spigone), è invece quell’albero pressoché orizzontale che sporge oltre la prua della barca, il cui scopo è quello di inferire il fiocco il più avanti possibile e quindi ben più avanti della prua della barca. Il bompresso è tenuto fermo da un supporto posizionato in corrispondenza della falchetta di prua (detto archetto) e da appositi tiranti realizzati preferibilmente con catene o anche con cime, che collegano
l’estremità di prua del bompresso con tre punti posti in corrispondenza della linea di galleggiamento. Tali tiranti sono denominati briglie. Sull’estremità di prua del bompresso è inoltre normalmente inferito un bozzello destinato a fissare il fiocco. A volte questo bozzello non è fisso, ma è legato a un anello che può scorrere lungo il bompresso. Ciò consente di variare la posizione dell’angolo di mura del fiocco o di usare fiocchi di dimensioni diverse.
L’antenna, infine, è una parte di alberatura specifica della vela latina e serve per inferire la randa. Essa è fissata diagonalmente all'albero tramite la "trozza", una manovra che consiste in una "legatura" che permette di strigere l'antenna all'albero una volta issata.
Questa vela reca su una dei tre lati una serie di cime corte e sottili, dette matafioni, che servono per legare la randa all’antenna (come una tenda alla sua asta). La drizza di randa permetterà poi di far issare l’antenna con tutta la randa, cioè di mettere la randa a riva.
Mi sono accorto di essermi dilungato un pò, se avete domande sono lieto di rispondere.
Nel prossimo post descriveremo un pò le manovre!
Saluti a tutti!
Oggi vorrei continuare un pò su questo argomento, descrivendo, sui generis, le varie componenti dell'armo latino e le principali manovre (fisse e volanti) che poi andremo ad analizzare in seguito nel dettaglio.
Come abbiamo detto, la vela latina o "alla trina", ovvero a forma triangolare, nasce dall'esigenza dei marinai dell'epoca di poter "stringere il vento", ovvero rendere possibili le andature della barca con vento contrario, cosa che risultava impossibile con l'impiego delle vele quadre, e se in un primo momento la difficoltà a “risalire” il vento, come si dice comunemente, fu risolto almeno parzialmente con l’uso dei remi e dei rematori, veramente a buon mercato perché si trattava essenzialmente di schiavi e prigionieri che venivano addirittura incatenati ai remi, non è però una vera soluzione del problema di andare contro vento. Usare i remi significava semplicemente rinunciare ad andare a vela.
Gli antichi marinai si accorsero che, per stringere il vento, dovevano orientare la vela “di taglio” rispetto ad esso. Essi però si accorsero pure che, così facendo, solo la parte centrale della vela lavorava bene, mentre i lembi del quadrato rimanevano inoperosi ed anzi cominciavano a svolazzare con grave danno per l’andatura della barca. La soluzione intuitiva fu quella di tagliare i lembi dannosi, ottenendo prima una vela trapezoidale, poi una vela triangolare. Era nata così la vela latina, il cui nome, secondo la corrente di pensiero più diffusa, non ne indica la provenienza dai lidi di Roma, ma piuttosto la forma “trina”,cioè triangolare.
Armamento
L’armamento di una barca a vela (e quindi anche della vela latina) è l’insieme degli strumenti che consentono all’imbarcazione di sfruttare il vento per navigare. Esso è costituito da quattro classi di oggetti, che si definiscono alberatura, vele, manovre fisse e manovre correnti.
Alberatura
Gli elementi dell’alberatura per la vela latina sono essenzialmente tre: l’albero, il bompresso (o spigone) e l’antenna.
L’albero serve a sostenere, cioè a drizzare le vele. Sia la randa che il fiocco possono essere issate o messe a riva,tramitr due cime dette "drizze" inferite in altrettanti due bozzelli ( o due pulegge "incastrate") in testa d'albero. Da notare che l’albero è tenuto fermo dalla scassa, da un apposito foro praticato in coperta e da un gruppo di manovre fisse e correnti dette complessivamente sartie, che analizzeremo poi nel dettaglio in seguito.
Il bompresso ( o spigone), è invece quell’albero pressoché orizzontale che sporge oltre la prua della barca, il cui scopo è quello di inferire il fiocco il più avanti possibile e quindi ben più avanti della prua della barca. Il bompresso è tenuto fermo da un supporto posizionato in corrispondenza della falchetta di prua (detto archetto) e da appositi tiranti realizzati preferibilmente con catene o anche con cime, che collegano
l’estremità di prua del bompresso con tre punti posti in corrispondenza della linea di galleggiamento. Tali tiranti sono denominati briglie. Sull’estremità di prua del bompresso è inoltre normalmente inferito un bozzello destinato a fissare il fiocco. A volte questo bozzello non è fisso, ma è legato a un anello che può scorrere lungo il bompresso. Ciò consente di variare la posizione dell’angolo di mura del fiocco o di usare fiocchi di dimensioni diverse.
L’antenna, infine, è una parte di alberatura specifica della vela latina e serve per inferire la randa. Essa è fissata diagonalmente all'albero tramite la "trozza", una manovra che consiste in una "legatura" che permette di strigere l'antenna all'albero una volta issata.
Questa vela reca su una dei tre lati una serie di cime corte e sottili, dette matafioni, che servono per legare la randa all’antenna (come una tenda alla sua asta). La drizza di randa permetterà poi di far issare l’antenna con tutta la randa, cioè di mettere la randa a riva.
Mi sono accorto di essermi dilungato un pò, se avete domande sono lieto di rispondere.
Nel prossimo post descriveremo un pò le manovre!
Saluti a tutti!
La Bottega del Gozzo di V.Aprea
- Vincenzo78
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Re: Alla scoperta della Vela Latina: Storia e Tecniche
Salve a tutti! Oggi vorrei brevemente dare qualche notizia circa il dimensionamento e la posizione dell'alberatura, in fase di progettazione
Comincio col dire che, personalmente, durante la fasa di progettazione di un armo velico latino, non seguo un criterio di progettazione legato a formule matematiche e fisiche, ma uso una metodologia "empirica", tramandatami dai miei avi,che consiste nel seguire una serie di formule empiriche da cui partire, per poi adattarle "visivamente" all'imbarcazione da armare. In linea di massima, questo metodo, consiste nel determinare il centro velico ed il centro di deriva : una barca al "top" sarebbe una barca "neutra", ovvero una barca avente il centro velico ed il centro di deriva sullo stesso asse; per mio vizio, uso far cadere il centro velico leggermente a poppavia del centro di deriva, rendendo così la barca "orziera", ovvero che tende a "mettere la prua al vento", per ragioni di sicurezza, in quanto questo tipo di armo viene usato prevalentemente su gozzi tradizionali, che, vuoi per motivi di regolamentazione di regata, vuoi per motivi prettamente legati al tipo di imbarcazione, non dispongono di derive o zavorre, rendendo le "scuffiate" molto frequenti e facili!!
Iniziamo a capire il posizionamento dell'albero:
l'albero dovrebbe avere una lunghezza pari alla lunghezza di coperta della barca, (quindi relativamente corto) e posizionato secondo due regole:
La prima regola, quella "mediterranea" determina il posizionamento dell'albero ad 1/3 della lunghezza fuori tutto partendo da prua (ovviamente in fase di calcolo può essere spostato o in alcuni casi inclinato verso prua in modo da far cadere il centro velico dove desiderato)
La seconda regola, quella "catalana", usa dividere la lunghezza fuori tutto della barca in 5 parti uguali e determina il posizionamento dell'albero all'interno del secondo quinto di suddivisione precedentemente effettuato, partendo sempre da prua, per esempio una barca lunga 5 metri, viene suddivisa in 5 settori lunghi un metro, l'albero deve essere posizionato all'interno del secondo "metro" partendo da prua. Come si intuisce, questo metodo, offre un pò di "tolleranza " in più, in quanto, spesso, in Spagna si usa armare con la sola randa posizionando l'albero molto più a prua rispetto agli usi "mediterranei".
L' antenna:
l'antenna dovrebbe avere una lunghezza pari ad almeno 4 volte la lunghezza del baglio massimo,ed il punto di trozza (dove si fissa la drizza per issarla) dovrebbe cadere ai 2/3 della lunghezza partendo dalla penna. E' d' obbligo ora descrivere le parti dell'antenna : l'antenna si suddivide in: carro, la parte più spessa e più bassa, quella che sta in coperta per intenderci, la penna : la parte più alta, la punta , quella più sottile, la lapazza: una parte aggiuntiva alla penna, di diametro molto piccolo rispetto alle altre parti, serve per fissare il guidone , ma principalmente, dato il suo ridotto diametro, è un elemento "sacrificale" nel senso che, in caso di forti raffiche, è la prima a spezzarsi, preservando così l'integrità dell'albero e dell'antenna consentendo il proseguire della navigazione. In merito esiste un vecchio adagio che recita " carro di ferro e penna di piuma", proprio per sottolineare il fatto che l'antenna in punta deve essere "flessibile" per consentire lo "sventare" del vento in eccesso senza causare danni.
Il bompresso o spigone:
il bompresso è quella sorta di "albero orizzontale" che fuoriesce dalla prua della barca per fissare il fiocco quanto più avanti è possibile, la sua dimensione dovrebbe essere pari alla lunghezza del baglio massimo. Al suo culmine è fissato un bozzello o una puleggia che permette lo scorrimento di un anello sullo stesso boma, li viene fissato il fiocco, il suo scorrimento permette il variare dell'angolo di mura o l'uso di fiocchi di varie dimensioni.
Per la realizzazione di queste componenti, è consigliabile usare legni leggeri come il duglass, il sitka spruce (il top ma introvabile) o l'abete.
Comincio col dire che, personalmente, durante la fasa di progettazione di un armo velico latino, non seguo un criterio di progettazione legato a formule matematiche e fisiche, ma uso una metodologia "empirica", tramandatami dai miei avi,che consiste nel seguire una serie di formule empiriche da cui partire, per poi adattarle "visivamente" all'imbarcazione da armare. In linea di massima, questo metodo, consiste nel determinare il centro velico ed il centro di deriva : una barca al "top" sarebbe una barca "neutra", ovvero una barca avente il centro velico ed il centro di deriva sullo stesso asse; per mio vizio, uso far cadere il centro velico leggermente a poppavia del centro di deriva, rendendo così la barca "orziera", ovvero che tende a "mettere la prua al vento", per ragioni di sicurezza, in quanto questo tipo di armo viene usato prevalentemente su gozzi tradizionali, che, vuoi per motivi di regolamentazione di regata, vuoi per motivi prettamente legati al tipo di imbarcazione, non dispongono di derive o zavorre, rendendo le "scuffiate" molto frequenti e facili!!
Iniziamo a capire il posizionamento dell'albero:
l'albero dovrebbe avere una lunghezza pari alla lunghezza di coperta della barca, (quindi relativamente corto) e posizionato secondo due regole:
La prima regola, quella "mediterranea" determina il posizionamento dell'albero ad 1/3 della lunghezza fuori tutto partendo da prua (ovviamente in fase di calcolo può essere spostato o in alcuni casi inclinato verso prua in modo da far cadere il centro velico dove desiderato)
La seconda regola, quella "catalana", usa dividere la lunghezza fuori tutto della barca in 5 parti uguali e determina il posizionamento dell'albero all'interno del secondo quinto di suddivisione precedentemente effettuato, partendo sempre da prua, per esempio una barca lunga 5 metri, viene suddivisa in 5 settori lunghi un metro, l'albero deve essere posizionato all'interno del secondo "metro" partendo da prua. Come si intuisce, questo metodo, offre un pò di "tolleranza " in più, in quanto, spesso, in Spagna si usa armare con la sola randa posizionando l'albero molto più a prua rispetto agli usi "mediterranei".
L' antenna:
l'antenna dovrebbe avere una lunghezza pari ad almeno 4 volte la lunghezza del baglio massimo,ed il punto di trozza (dove si fissa la drizza per issarla) dovrebbe cadere ai 2/3 della lunghezza partendo dalla penna. E' d' obbligo ora descrivere le parti dell'antenna : l'antenna si suddivide in: carro, la parte più spessa e più bassa, quella che sta in coperta per intenderci, la penna : la parte più alta, la punta , quella più sottile, la lapazza: una parte aggiuntiva alla penna, di diametro molto piccolo rispetto alle altre parti, serve per fissare il guidone , ma principalmente, dato il suo ridotto diametro, è un elemento "sacrificale" nel senso che, in caso di forti raffiche, è la prima a spezzarsi, preservando così l'integrità dell'albero e dell'antenna consentendo il proseguire della navigazione. In merito esiste un vecchio adagio che recita " carro di ferro e penna di piuma", proprio per sottolineare il fatto che l'antenna in punta deve essere "flessibile" per consentire lo "sventare" del vento in eccesso senza causare danni.
Il bompresso o spigone:
il bompresso è quella sorta di "albero orizzontale" che fuoriesce dalla prua della barca per fissare il fiocco quanto più avanti è possibile, la sua dimensione dovrebbe essere pari alla lunghezza del baglio massimo. Al suo culmine è fissato un bozzello o una puleggia che permette lo scorrimento di un anello sullo stesso boma, li viene fissato il fiocco, il suo scorrimento permette il variare dell'angolo di mura o l'uso di fiocchi di varie dimensioni.
Per la realizzazione di queste componenti, è consigliabile usare legni leggeri come il duglass, il sitka spruce (il top ma introvabile) o l'abete.
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- Mauro_59
- GRAZIE per la costante ed attiva partecipazione al forum
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Re: Alla scoperta della Vela Latina: Storia e Tecniche
Ciao Vincenzo, l’argomento si fa sempre più interessante ma allo stesso tempo complicato.
Riusciresti a integrare il racconto con delle immagini esplicative?
Riusciresti a integrare il racconto con delle immagini esplicative?
Mauro
- Vincenzo78
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- Iscritto il: 07/12/2023, 20:45
Re: Alla scoperta della Vela Latina: Storia e Tecniche
Caro @Mauro_59, mi hai letto nel pensiero! Stavo provando pensando di integrare delle immagini per spiegare meglio la cosa!
Purtroppo a volte non mi rendo conto che, per chi è a "digiuno", risulta difficile "decifrare" ed associare alla realtà una descrizione per di più tecnica!
Non è un' ironia la mia eh!!! Anzi è proprio una mia mancanza, avrei dovuto già provvedere per rendere l'argomento più chiaro e comprensibile a tutti!
Purtroppo a volte non mi rendo conto che, per chi è a "digiuno", risulta difficile "decifrare" ed associare alla realtà una descrizione per di più tecnica!
Non è un' ironia la mia eh!!! Anzi è proprio una mia mancanza, avrei dovuto già provvedere per rendere l'argomento più chiaro e comprensibile a tutti!
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- Vincenzo78
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Re: Alla scoperta della Vela Latina: Storia e Tecniche
Avevo pensato che, in vista della descrizione delle manovre, di trovare un'immagine o più di una, molto esplicativa, che indichi le varie componenti sia della struttura dell' armo e sia delle manovre, in modo che chiunque possa fare riferimento ad essa per avere una visione chiara del tutto
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- Vincenzo78
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Re: Alla scoperta della Vela Latina: Storia e Tecniche
Come promesso, allego un'immagine di un piano velico di tipo latino, con indicati i nomi delle varie manovre e dei vari componenti dell'alberatura.
Chi avesse bisogno di delucidazioni, sono a disposizione e ben lieto di chiarire eventuali dubbi.
Nei prossimi giorni procederò con la descrizione e la posizione delle varie manovre fisse e correnti.
Un caro saluto a tutti e buon vento!
Chi avesse bisogno di delucidazioni, sono a disposizione e ben lieto di chiarire eventuali dubbi.
Nei prossimi giorni procederò con la descrizione e la posizione delle varie manovre fisse e correnti.
Un caro saluto a tutti e buon vento!
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Re: Alla scoperta della Vela Latina: Storia e Tecniche
Ciao Vincenzo tutto ok ???Vincenzo78 ha scritto: ↑07/01/2024, 21:06Nei prossimi giorni procederò con la descrizione e la posizione delle varie manovre fisse e correnti........
Ci avevi abituato bene ed ora ci manca un pò il tuo vademecum
Giuliano
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Re: Alla scoperta della Vela Latina: Storia e Tecniche
Mio Fratello ha trovato e portato a casa un vecchio gozzetto ligure completo di tutto l'armo a vela latina. Adesso ha finito di restaurare lo scafo e comincia l'attrezzatura. Noi non abbiamo nessuna esperienza su questo tipo. Cercando, ho trovato e apprezzato molto questo thread di Vincenzo. Peccato che si sia interrotto al punto che aspettavo. Vincenzo, troverai il tempo per andare avanti? Te ne saremmo tutti molto grati.
Se qualcuno sa dove trovare un'ulteriore descrizione delle manovre saremmo ugualmente grati.
Nota per gli Amministratori: ho ricevuto la conferma di essere iscritto, ho potuto fare il log-in, ma non posso vedere l'mmagine postata da Vincenzo. E' possibile rimediare? Grazie.
Sandro
Se qualcuno sa dove trovare un'ulteriore descrizione delle manovre saremmo ugualmente grati.
Nota per gli Amministratori: ho ricevuto la conferma di essere iscritto, ho potuto fare il log-in, ma non posso vedere l'mmagine postata da Vincenzo. E' possibile rimediare? Grazie.
Sandro
Re: Alla scoperta della Vela Latina: Storia e Tecniche
Mi sembra strano i permessi ci sono tutti e l'immagine è in chiaro, riprova e facci sapere
Giuliano
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Re: Alla scoperta della Vela Latina: Storia e Tecniche
Ho rifatto tutta la procedura due volte e adesso funziona tutto. Speriamo che duri.